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Intervista ad Elena Ghiaurov – Repubblica 10 aprile

Elena Ghiaurov

Serva di scena Due sorelle assassine
e schizofreniche così la Ghiaurov affronta Jean Genet

NELLA sua carriera ha interpretato classici come Shakespeare e Cechov, e tanti testi contemporanei, da Marguerite Yourcenar a Botho Strauss, a Fleur Jeaggy. Ma a Elena

Ghiaurov, attrice d’ elezione di Luca Ronconi, Genet ancora mancava.

Lo affronta da stasera all’ Out Off, diretta da Lorenzo Loris che, a nove anni dal debutto, riallestisce la sua storica regia delle Serve nella traduzione di Franco Quadri, affidando di nuovo a Elena Callegari il ruolo di Solange e ritagliandosi per sé quello della Signora en travesti. Nel suo ricco percorso teatrale, le mancava Genet, il “maledetto”.

Timori?
« Le serve è un testo complicato, contorto, ma molto affascinante.
È difficile, ma anche piacevole da interpretare, come tutti i testi molto ben scritti. Io sono Claire, la sorella minore.
La vittima, succube di Solange, la maggiore, che ha architettato l’ omicidio di Madame, ma lascia agire lei.
È lei che mette il veleno nella tisana al tiglio, lei che non riesce ad avvelenarla, lei che alla fine lo beve, e si sacrifica».

Lo spettacoloè una ripresa, ci sono variazioni?
«Più che una ripresa, è un riallestimento. Loris ha messo un accento maggiore sul rapporto simbiotico, fusionale tra le due sorelle.
Anche fisicamente ha cercato di rendere me ed Elena simili, noi così diverse. Ci ha messo in testa la cuffia, siamo vestite di nero, spesso ci parliamo frontea fronte come fossimo due facce che si riflettono in uno specchio.
Perché il nostro è un rapporto di odio e amore, siamo due anime che si confondono in una sola, per esistere abbiamo bisogno l’ una dell’ altra. È quasi schizofrenia».

Un rapporto morboso. Non sarà datato al giorno d’ oggi?
«Certo, è un testo degli anni ‘ 40 ispirato a un fatto di cronaca degli anni ‘ 30.
Ma parla della mancanza di personalità, dell’ incapacità di trovare un perno solido dentro di sé per affrontare il mondo.
Loro si identificano nella Signora al punto da voler essere lei, si travestono per sognare di essere altro da sé.
Una morbosità simile a quella dei modelli che ci impongono oggi».

Ci siamo abituati a vederla al Piccolo diretta da Ronconi, ha lavorato in grosse produzioni con Giancarlo Cobelli, Massimo Castri, Gabriele Lavia. Stupisce ritrovarla in un teatro piccolo e decentrato come l’ Out Off.
«Sono stata io a cercare Loris, anche se ero un po’ timorosa, so che è abituato a lavorare con il suo gruppo di attori, pensavo mi avrebbe detto: “Ma cosa vuoi tu da me?”. Mi piace il suo nitore intellettuale, e la precisione e la sana artigianalità con cui lavora. Un entusiasmo che traspare dai suoi spettacoli.
E poi fa un grande lavoro sugli attori, li ama. Un po’ come Ronconi, l’ incontro folgorante della mia vita.
A fine anno sarò nella sua nuova regia al Piccolo».

Il cinema non la tenta?
«Lavorare con Marina Spada nel film su Antonia Pozzi è stato molto bello, e ricordo la grande umanità e le coccole che mi riservarono i fratelli Taviani sul set di Tu ridi, anche se avevo solo una particina.
Sono un po’ dispiaciuta di non aver fatto più cinema, ma significava trasferirmi a Roma. E io, milanese doc, non me la sono sentita».

di SIMONA SPAVENTA